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L’Europarlamento ha approvato la direttiva sul Copyright. Anche Balata favorevole; per Di Maio “è una vergogna”

Già bocciata a giugno, è stata aggiornata con 252 nuovi emendamenti e oggi, con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la sua posizione negoziale sulla “direttiva copyright” nel mercato digitale, che mira a tutelare il diritto d’autore dei contenuti diffusi su internet dalle grandi piattaforme del web. Con le nuove norme proposte dall’Europarlamento, i giganti del Web distributori di contenuti come Youtube, Google e Facebook saranno responsabili di corrispondere la giusta remunerazione agli autori di contenuti (di brani musicali, video e film, articoli, saggi e opere letterarie etc.) quando sono “postati” online dai loro utenti. Saranno escluse le piattaforme che non hanno fini commerciali ma solo culturali come Wikipedia, le piccole imprese che gestiscono piattaforme sul Web e le piattaforme che scambiano software gratuitamente (fonte asknews). Non si sono fatte neanche attendere le reazioni come quella del vicepremier Luigi Di Maio che ha definito la norma come “Una vergogna tutta Europea”…“Il Parlamento Europeo con la scusa di questa riforma ha di fatto legalizzato la censura preventiva”. Non è rimasto estraneo il mondo del calcio. La Lega Serie B si è schierata tra i favorevoli. Mauro Balata aveva anche inviato una lettera a tutti i parlamentari europei che recitava:  “In vista della votazione relativa al mandato sul Diritto d’Autore nel Mercato Unico Digitale (Copyright Directive), rinnoviamo il nostro auspicio a che siano introdotti efficaci strumenti atti a contrastare il sempre più dilagante e pregiudizievole fenomeno della pirateria. Evidenziamo al riguardo che, con l’avvio dei campionati di calcio, il fenomeno della pirateria si è manifestato con ancor maggior veemenza rendendo sempre più accessibile sulle reti di comunicazione elettronica la visione di immagini delle gare trasmesse in forma illecita piratando le immagini. Di tutta evidenza che tale situazione nulla ha a che vedere con il libero e lecito utilizzo della piattaforma web e determina grave ed irreparabile pregiudizio non solo per chi commercializza e per chi acquisisce lecitamente le licenze, ma anche per gli stessi consumatori rispettosi delle regole”.

 

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