Redazione

  • La Salernitana sogna ma i tifosi latitano: la vera radice del disamore

    di GIGI CALIULO
    Poche cose da dire. Vinciamo ancora, con qualche affanno di troppo, contro l’ultima della  classe al termine di una partita non proprio esaltante. Ma nel calcio contano i risultati: dunque la Salernitana, confermando numericamente lo stesso percorso dell’andata (sconfitta col Chievo e pareggio a Benevento) e migliorando di fatto il trend tra gare in casa e in trasferta, resta lassù. Sono dettagli che, anche se solo statistici, danno il senso di un cammino decisamente positivo.
    Mai così in alto dal 1998, la Salernitana è a pieno titolo in zona play off: il gruppo, questi ragazzi terribili guidati da un uomo che qualcuno continua a criticare (destino che tocca a chiunque faccia l’allenatore, le cui scelte saranno sempre contestate da qualcuno) stanno facendo qualcosa di oggettivamente importante. Non so se questa squadra riuscirà ad arrivare fino in fondo: mai come oggi, contro la derelitta formazione di Roberto Breda, sono emersi tutti i limiti numerici della rosa, sacramentando l’approssimazione di una società che continua ad usare la Salernitana come un Cral, un dopolavoro, un ammortizzatore sociale, offendendo i protagonisti di un piccolo miracolo sportivo e svilendo il “peso specifico” della piazza.
    Il deprimente minimo storico fatto registrare all’Arechi oggi, con una squadra in piena zona promozione e soprattutto con un gruppo che sta dando grande dimostrazione di attaccamento alla maglia, lascia poco spazio alle interpretazioni. E soprattutto non giustifica l’atteggiamento di chi oggi continua a “punzecchiare” gli assenti dalle tribune. Chi continua ad ostentare questi trofei di forma fallica (scrivere trofei del cazzo sarebbe poco elegante) continua a non capire che il vero problema è la radice del male. Se i tifosi non tornano, se la gente si è tremendamente allontanata dai granata, la colpa non è del pubblico che si è disamorato ma di chi ha fatto sviluppare questa metastasi sentimentale.
    Continuare a dire “stiamo più larghi” e demenzialità simili non curerà il male. Lo peggiorerà in modo irrimediabile.
  • Le cambiali e gli stratagemmi per iscrivere la Salernitana: gli indimenticabili aneddoti dell’avvocato Florimonte

    Salerno dice addio all’avvocato Francesco “Ciccio” Florimonte. Un grande professionista e, soprattutto, cuore granata di antica militanza. Se ne va ad 88 anni portandosi dietro aneddoti e qualche segreto, tutti legati alla sua amatissima Salernitana. Impegnato anche in politica, da consigliere comunale e assessore, Florimonte amava però raccontare storie sui tempi della sua militanza nella dirigenza granata. Tempi in cui latitavano i soldi ma c’era tanta passione. “Si facevano i salti mortali – ricordava sempre – ed era un continuo viavai presso le tabaccherie per acquistare cambiali con le quali saldare i fornitori”. Suoi anche gli aneddoti sulle iscrizioni, che spesso avvenivano perché Florimonte contattava la Questura lamentando problemi di ordine pubblico e sommosse in caso di esclusione dei granata dal campionato. “E funzionava – spiegava lui sorridendo sornione – perché alla fine i funzionari dell’ordine pubblico quasi imponevano alle autorità della federazione di iscrivere la Salernitana”. Con lui se ne va un altro pezzo di quel calcio povero ma appassionante. Un calcio in cui contava solo la bandiera granata.

  • La classifica del tifo rispecchia quella del campo: salernitana terza

    In casa granata la classifica delle presenze rispecchia fedelmente quella del campo. Terzo posto, alle spalle di Frosinone e Benevento. Secondo i dati del più autorevole portale di rilevamento del numero di spettatori per singola partita, StadiaPostcards, la Salernitana con una media di 8.352 presenze è sul gradino più basso di un podio che vede svettare il Frosinone (media di 12.215) e subito dietro il Benevento (9.930). Eppure in terra sannita nonostante una squadra che sta schiacciando il campionato e un presidente che ha speso cinque volte i soldi investiti a Salerno non si sentono polemiche sterili sul perché allo stadio non vanno folle oceaniche. Da queste parti, invece, senza documentarsi ci si lancia in avventate valutazioni e si mette all’indice una tifoseria che, nella scorsa stagione, nonostante il rendimento penoso della squadra e uno dei campionati peggiori della storia ha fatto registrare una media di 8.513 spettatori a partita, di poco superiore a quella del Brescia che è andato in serie A. Nessuno, tra quelli che adesso si stracciano le vesti gridando “be’, allora Lotito ha ragione quando attacca la tifoseria”, ha alzato il dito per celebrare il coraggio di un popolo capace di gremire gli spalti dell’Arechi per andare a vedere uno spettacolo da serie C. Quello sì da categoria inferiore, altro che la tifoseria.  Tornando ai dati, che sempre dovrebbero ispirare l’attività di chi fa informazione, in questa stagione il record di spettatori in una singola partita appartiene, ma guarda il caso, proprio alla Salernitana: 18.003 nella sfida casalinga contro il Benevento. Per un incasso di? No, quello è impossibile saperlo. La Salernitana non lo comunica.

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  • Una vittoria che vale doppio, un segnale per il futuro

    di GIGI CALIULO

    Poteva vincere a Benevento e pareggiare in casa contro il Trapani, perché il calcio non sarà scienza esatta ma ti toglie e ti dà con scientifica perversione. Fatto sta che la Salernitana ha centrato il quarto risultato utile consecutivo, la terza vittoria su quattro gare del girone di ritorno, migliorando di un punto il rendimento rispetto all’andata. Sono numeri importanti che certificano un dato che ormai non si può più ignorare: i granata sono ad una sola lunghezza dal secondo posto, ovvero dalla promozione diretta. E se vinci soffrendo anche partite che normalmente lo scorso anno avresti perso, come quella contro i coriacei siciliani, qualcosa vorrà pur dire. E i tre punti contro il Trapani valgono più dei due potenzialmente persi a Benevento: un pareggio casalingo con tutta la sofferenza annessa e connessa avrebbe difatti smorzato un entusiasmo che invece ora ha ragione di esistere.

    Vero è che il campionato è ancora lungo e col passare delle settimane gli avversari giocheranno sempre più come il Trapani di Don Chuck Castori e sempre meno come il Benevento. Altrettanto vero è che la quasi totalità degli scontri diretti dovremo giocarceli lontano dall’Arechi. Ma ormai la sfida è lanciata e l’appetito viene mangiando. Lo sa Ventura, uomo troppo esperto per non capire che si può spingere fino alla fine: e credo lo sappia fin troppo bene anche la società, la cui totale distanza dalla realtà salernitana è forse il miglior edulcorante per questa situazione.
    Certo, la disaffezione resta e nessuno si travesta, ora, da Puffo quattrocchi. L’ambizione, il risultato, l’obiettivo è il fine primario di qualsiasi società di scopo. Quindi è normale che la Salernitana lotti per qualcosa. E che lo faccia fino in fondo. Se oggi registriamo una generale disaffezione il punto nodale non è criticare chi ha scelto in piena libertà di non esserci ma fare in modo che le cose cambino e tutto torni al suo posto.
  • Il gioco delle componenti e quei segnali che aprono scenari nuovi

    di GIGI CALIULO

    C’è un mare di cose da dire. Un frullato di considerazioni figlio di queste ultime settimane in cui nel sottoscritto sono passati per la mente innumerevoli pensieri, forse a causa di quel maledetto virus ch’è il “vecchio” giornalismo, al quale appartengo e del quale vi risparmio l’elenco dei pregi, almeno stavolta, rispetto agli innumerevoli difetti della nuova comunicazione, sicuramente più “orizzontale” ma molto meno autorevole.
    Già, l’autorevolezza: un tempo le parole erano pietre e chi aveva l’onore di fare comunicazione sentiva di avere tra le mani sì uno strumento di “potere” ma soprattutto la responsabilità del fare opinione, massa critica. Ci si dedicava più alla sostanza e meno alla polemica personale. Il nuovo giornalismo è una triste riunione condominiale dove si combatte a colpi di millesimi, dove ci si arrampica per un “posto al sole” gettando esche alla ricerca di un pesce da far abboccare.
    Ed allora chiunque pubblica interviste, lancia hastag (si scrive così?) e ipotizza scenari alimentando nuovi pericolosi focolai di lotta tra Guelfi e Ghibellini…
    Un anno fa ho scelto di aprire su Facebook il blog “Sostiene Caliulo” (diffidate dalle imitazioni e dalle caricature…) con l’unico e solo scopo di provare a fare opinione, sollecitare le menti e provare a dare una “voce” a chi come il sottoscritto ama un giornalismo meno urlato, più di riflessione che di polemica, più Beppe Viola e meno Pierluigi Pardo insomma.
    Non so se ci stia riuscendo ma di una cosa sono certo: Salerno non ha bisogno di fumo negli occhi, di chiacchiericcio tra comari e zitelle acide, di promesse di vendetta e minacce di duelli a distanza.
    Salerno ed il suo popolo hanno bisogno di un risveglio culturale che, complessivamente, tocchi tutte le angolosità delle coscienze abbrutite ed appiattite da un bicromatismo che non ci potrà mai portare da alcuna parte.
    Credo, insomma, che a tutti coloro i quali si lanciano nella delicata missione di “informare” faccia bene una riflessione sul “come” e sul “perché” si debba scrivere o dire certe cose.
    Nel gioco delle componenti i tifosi tornino a ricoprire il proprio ruolo e la stampa (magari facendo tutti un passo indietro) si occupi di valutare con serenità i dati di fatto: quelli fornitici da una squadra che, tra non poche difficoltà di carattere ambientale, sta regalando soddisfazioni e speranze grazie soprattutto al lavoro di Ventura. Un “vecchio” uomo di calcio che ha parlato chiaro, fin troppo chiaro, e ha delineato i punti da raggiungere solo con il lavoro. A cominciare dal risultato sul campo passando per la “ricostruzione” di elementi come Cerci sul quale, ad esempio, la mia componente sta facendo un pessimo lavoro.
    Le ipotesi, amici cari, si formulano in presenza di dati certi, valutando i progressi e i “segnali” nel lungo termine. Esercizio che chi ha fatto il “taccuino” in un quotidiano riesce a comprendere a fondo e che tutti dovremmo riscoprire per evitare “figuracce” e alimentare polemiche su una fisiologica non convocazione.
    E la proprietà? Ha scelto, da qualche settimana, il profilo basso: un silenzio quasi totale che, diciamolo francamente, sta facendo bene al gruppo. Non è la prima volta che la Salernitana è di proprietà di uomini con interessi principali in altre realtà calcistiche: probabilmente i “padroni del vapore” del passato sono riusciti ad “arruffianarsi” meglio la piazza o più semplicemente i risultati degli ultimi 30 anni hanno legittimamente alzato l’asticella. Questo non può né deve rappresentare un freno alle solari e pacifiche ambizioni di chi vuole “lottare” e porsi nuovi traguardi da raggiungere.
    Sono segretamente (ma non troppo…) convinto che questo atteggiamento faccia da preludio a qualcosa di nuovo. Credo che qualcosa possa cambiare perché una deroga non può cristallizzarsi in eterno e perché anche la roccia più dura viene scavata da una goccia costante.
    Ciò che deve essere chiaro a noi tutti, ma davvero a tutti, è che le componenti devono essere viste separatamente.
    La squadra merita il nostro appoggio  incondizionato e non deve subire il “peso” del muro contro muro con la società che, sia chiaro, è democraticamente legittimo e non va criticato da chi (e veniamo al punto finale) come il sottoscritto o chiunque altro ha il compito di fare informazione. Per sostenere una linea ci sono già gli uffici stampa e i portavoce vengono pagati proprio per questo.
    Ah, dimenticavo: stasera c’è il Trapani e una vittoria ci porterebbe a un punto dalla promozione diretta. Sosteniamo questo gruppo, ricordatevi che potremmo avere tra le mani il grimaldello per scardinare il forziere.
  • Festa al Vestuti per gli 80 anni della mamma del tifo granata

    Celeste compie 80 anni (sì, l’età di una signora non si cita mai ma in questo caso si tratta più di un record che fa invidia che di uno strappo al Galateo) e tutto il tifo granata si stringe intorno a lei. Per l’occasione il Vestuti apre le sue porte a quella che tutti definiscono la mamma della tifoseria, una donna sempre in prima linea quando si tratta di sostenere i colori granata. Un esempio per tante generazioni di tifosi. Mai una polemica, mai un atteggiamento sopra le righe. Solo presenza e sostegno ai colori granata. Una ragione di vita. Oggi, alla festa che si è conclusa con i fuochi d’artificio, hanno partecipato tutti i club e decine di tifosi non appartenenti ad alcuna sigla. Tutti hanno voluto tributare il loro omaggio a questa leggendaria figura. E allora auguri Celeste. Autentico cuore granata.

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